Ora leggo, ho letto...
MA NON PENSAVO TANTA (PER ME LO E' ) ATTENZIONE!
Bacio
Ciao da Carla
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Ragazzi, tranquilli: revolution in atto.
Ora leggo, ho letto... MA NON PENSAVO TANTA (PER ME LO E' ) ATTENZIONE! Bacio Ciao da Carla
Mi hai insegnato in sole tre ore a leggere i semi del vento Non hai sparso di petali il viale ma profumo di viole e tramonti che si sono accostati socchiusi in sguardi nostri di fato Sta scritto in un tomo in scaffale che il tuo zucchero sgrana nel mio
nel ripetere che il vento forse mi sospinge Libera il mio dove il quando ed il perché ho perso quella mano che mi sento ancora indosso E come ali di palme dipingo un nulla in aria
non e’ facile Ci provo ogni volta che la metastasi del ricercarti negli spifferi in rintocchi s’allunga fino a farsi ragnatela e lascia l’ombra vuota di una scia Nel buio d’albero che copre ogni mio verde scrivo una margherita blu
Posso solo giocare il nuovo come lancio di coriandoli a cadermi - non piu’ piume – tra le chiome mie fanciulle Pennellarmi una ragione che ragioni non ne ha mentre squoto e trovo vuoto di monete il porta-sogni
Dipinto di carezza
Un giorno ti dipinsi di zaffiri e turchesi Ghirlanda in nubi ad alba ed estuario all’acqua Scrivevo in un quaderno che gia’ sapeva storia dell’amarti mio in maiuscolo
Riguardati
E dirti che non volevo Non pensavo che Mentirei e la mia faccia diverrebbe giuda a vendersi a capo obliquo con lo sguardo incerottato nel nascondermi alla gogna. Io ti attendo nei ricordi nido ad abbottonarsi in piume
postato da: Larosadiruby alle ore 00:36 |
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commenti (12)
Saprai
mal riflessa e un po’ turbata che non ti potevo dire che era amore. Riempio le mie braccia di larghe pianure infinite verdi d’Irlanda.
Come neve Come vento
Ti ritrovo tra stagioni che si alternano battendo sul terreno gli stivali per sentire giu’ la terra Poi ti vedo nelle vesti di una notte inaridita dove neanche il mio neon sa far luce …e vuole te.
La stagione delle case
Sento l’odore del pino che si tace per tenere in caldo il tepore di una casa. Scompare nel mio pugno quel piccolo legnetto che tante ne ha portate sui libri in passa-tempo. Sta nevicando sulla mina grigia e sui nudi amori.
Slacciami un amore
dal cerchio delle braccia Ma l’eco adesso e’ sordo e non ritorni. E non tornano le rughe delle mani d’uomo solo inalberato a centrifugare sogni e calli tra le dita. Amami la notte quando anche l’anello di luna tace.
Pioggiavo
e mi posavo sulle unghie del tempo Tra le rughe dei passi che lasciavano greche da scrollarsi sbattendo sul muro le suole. Ma sollevami in te Ora che non scrivo fiori
Ombra di luna
Cosi’ trascorro il sole Aspettando luna piena per specchiarmi la pupilla che di filtro verde a frange cerca vetro a rimirarsi. Qui le stelle senza luce stanno ad aspettare il giorno per illudersi che un dito possa accenderle la notte.
Un'asola, la notte
senza il freddo del ricordo Sei nell'aria delle stelle quelle gialle a luna piena Quelle a tingere le notti di ozioso resinare: giochi ed ombre di trapezi - stesi - a cucirmi in doppio punto
Saro' nell'eco
Quello dell’ugola in volo Mi sentirai tra le curve dei rii che piangono il nascere ghiacciai Trai riflessi delle nevi eterne che echeggiano tra distese d’aghi
E poi nell’acqua salata a detergermi il viso.
Dammi un tempo
Stai dietro le mie mani e ti nascondi. Tu desertico agrifoglio Punta verde del tempo Acqua chiara di pietre Terra bruciata Colore di aculei che senza mie lagne non hanno rintocchi.
Acqua in un secchio
Mulini a tempo
E la chiudevi dentro le pieghe del tuo abbraccio mentre i mulini a tempo fermavano le pale. E’ vero, stiamo bene. Ma resta li’, sospesa, nuvola di presagi.
Area di un cubo
Porta la mia mano a leggere i tuoi lati. E’ nel tuo perimetro l’incedere del passo felino e vagabondo che sorregge l’ansimare. Stendi le dita del passato e del prossimo. Raccogli margherite a cui domandare vita.
Natale in paglia
Passami la sedia - che qui la vita e’ stanca - vicino al portoncino verde scuro sofferto a chiodini per cerchi di ghirlande. Che son di bacche. Non invecchiano. I tuoi giri di valzer, i suoi lenti “ casché ”. Hei, Babbo, che mi porti per Natale?
Profumi di stagione
Sentivo l’odore d’autunno tra le foglie
Ruotami il domani
E riavro’ le tue camicie di fresco bosco al sole Muschio, aroma d’ambra, reciso al mio sentirti odore. Intingero’ nei calici che gia’ mi avevi porto l’ebbrezza del mio hard a rinnovare desio che non mi basta il muovermi in assi cigolanti; sara’ anche solo un giorno ma lo respireremo.
Piangimi un domani
Donami il sospiro di un’edera rossa accoccolata e sola nel suo cadere a terra. Per nascondersi e farsi foglia. Secca. Del piangersi le verdi notti come ora i mulini a vento. Inchiodati. Sara’ a scostarmi l’amore del vento in dentro e avanti e indietro come le spade ai numeri.
DisCorrendo
E scontarmi anche di luce; che le notti sono in stand-by, con il mouse che mi borbotta sonnecchiante di schermata. Apri il web del mio futuro mentre defragrammo il disco. < Dio, ho sbagliato! > E’ di vinile.
Refuso
Accendi la luce che e’ buio nel chiaro. Non rimanere a tacciare di sbaglio i miei versi sputati alla luce del nulla. Rimane ovattato nell’ottica trama il dunque dei giorni e del giorno che era.
Aghi d'abete
Asciughiamo dal sudore questo pino a vecchi inverni. Aggiungiamo nuove luci in girotondo a quel suo ventre. Vagabondo, ti nascondi, dietro cinte in nastri a crome che distolgono il vedere, dei tuoi aghi, il finto verde. Non matura fiocco in oro impiccato alle tue braccia e neppure quelli finti ad ornare il piedistallo.
Magnificat
Mi hai quindi accarezzata come solo coi bimbi si fa; la schiena di falangi, come brezza settembrina, ferma di rintocchi a secondi e, nel poi, a secoli. Volevi e mi avevi. Ti ho ancora nei vortici di salmastre voragini; quelle della sera ovattate di marea che spuntano i petali del “ ti amo oppure no”.
Non basta il 36
Non basta calzare la scarpetta di cristallo perché ti trovi Azzurro a chiamarti Principessa Vorrei esser Regina, di cuori in questa mano ma il GiroTondo a carte e’ trucco-inganno-beffa Le pezze al cuore e ai piedi le mettero’ di pece che non perdano in grani la polvere e il mio rosso
Risorse
“ Vide il mio genio e tacque ” Ma io non taccio e il mio gnomico genio neppure Continuo a giocare con le dita dell’amore, deformate di falangi ritratte per strizzarmi panni smessi Le taglie della stasi non fanno piu’ per me e anche le mie quattro stagioni si rifiutano di adottarli, ancora in fasce. Ma volevo cullarmi un sogno d’impazienza cantandogli, nel crescere, quel rigo: rigagnolo di bolle stese all’aria e continuo’ a… tacque.
Il pianto del pagliaccio
Mutare e diventare buffone di sventura. Ops…m’e’ caduto il naso a terra, stanco d’alto. Rimane ora, soltanto, la bocca di ampie risa a recitarmi l’opera del pio-pagliaccio-a vita. Sorrido il mio versare di lume di candela spiando lanci e palle di giocoliere master.
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